16
Lug

*MARRIAGE LIA & PATRICK - 2 JUNE 2007 -

Partecipare a un matrimonio è sempre un piacere, se poi l’evento si svolge non proprio dietro l’angolo di casa,…..è tutto più intrigante.

Così quando ci è giunto l’invito di Patrick e Lia per il loro matrimonio in California è iniziata immediatamente la ricerca del volo per San Francisco, dove peraltro non eravamo mai stati.

Ci siamo dati appuntamento con Walter e Irene ( cugini di Patrick ) a San Francisco e per qualche giorno abbiamo percorso la costa della California e attraversato meravigliosi parchi di sequoie,

per raggiungere Weaverville, una ridente cittadina di montagna, dove è stato celebrato il matrimonio in riva a un fiume,

in un’atmosfera suggestiva, con invitati provenienti da tutte le parti del mondo ( amici degli sposi ).

I festeggiamenti sono durati tre giorni, e niente è stato lasciato al caso. Tutto perfettamente organizzato!!

E’ stata una fantastica esperienza!

** Le foto sono di B.Roveran**

*** Vedi tutte le foto * VISUALIZZA SLIDE SHOW* in alto a destra.***

Attending a wedding is always; and if the venue is not exactly just around the corner,…..then the whole thing becomes much more intriguing.

And so when we received our invitation to Lia and Patrick’s wedding in California we immediately started looking for flights to San Francisco , a city we had never visited before.

We arranged to meet up with Irene and Walter ( Patrick’s cousins ) in San Francisco, and with them we spent we a few days exploring the California coast, driving through amazing forests of sequoia, until we reached Weaverville,

a delightful little mountain town, where the marriage ceremony took place on the bank of a river in a unique atmosphere with guest ( the friends of the bride groom ) who had flown in from all over the world.

The celebrations went on for three days, and nothing was left to change.

Everything was organised to perfection!!

It was a fantastic experience!!


14
Lug

* MESSICO : DAL PASSATO AL PRESENTE *


Noi i soliti quattro ( Nadia-Carla-Marco-Benito ) abbiamo scelto per il nostro viaggio itinerante di visitare il Messico degli Aztechi e dei Maya.

Il viaggio è stato studiato ed organizzato da Marco ,con l’assistenza di Fabio della Privilege Travel.
Partiamo per Mexico City via Francoforte con la Lufthansa, un volo ottimo, non un minuto di ritardo, ma abbiamo perso molto tempo per le formalità di entrata. Ci aspettava Noè, la nostra guida.

Una ottima doccia all’Hotel Casa Blanca per poi affrontare la caotica Ciudad de Mèxico-Città del Messico- con i suoi 23 milioni di abitanti a 2400 mt di altitudine e costruita su una palude , circondata da vulcani, ed è coperta da una cappa di smog e gli edifici tendono a sprofondare a causa della terra imbevuta d’acqua. Tuttavia è vivace,frenetica,avvincente,fantastica e coinvolgente. Per poterla gustare e viverla sono necessari quattro-cinque giorni, ciò che faremo.

In giro per la città visitiamo :

· Lo Zòcalo è il cuore spirituale e politico ed il nome ufficiale è Plaza de la Costituciòn e vi si trova:

· la Catedral Metropolitana del 1573 in stile barocco e come molti edifici sta affondando nel morbido letto di fango.

· Palacio Nacional - all’interno salendo le scale dell’atrio centrale si ammira il capolavoro di Diego Rivera – il murales intitolato : Il Messico attraverso i secoli.Una panoramica della storia dal periodo preispanico,all’indipendenza,attraverso le guerre , invasioni,oppressioni, lotta di classe, l’invasione spagnola, la rivoluzione messicana. La tecnica di Rivera è l’affresco.



Non manca la visita al Museo Nacional de Antropologia : è un’opera d’arte solo la costruzione. Ti accoglie una struttura a forma di fungo di cemento e ferro che misura 4000 mq. , sostenuta da una colonna creata dall’architetto Josè Ciavez Morado.

Il museo, con i suoi reperti, racconta la storia millenaria del Messico : dall’antropologia alla preistoria mesoamericana,gli Aztechi, i Maya.

Oltre ai moltissimi reperti interessante è il Calendario Azteco, una pietra circolare di circa 24 tonnellate.

Un po’ fuori città visitiamo il Santuario della Madonna di Guadalupe, patrona del Messico, il più visitato del paese.

Fu qui che la Vergine apparve a Juan Diego ed impresse la sua immagine sul mantello di Diego nel 1531. E’ una enorme struttura di stile barocco. Nel 1976 è stata costruita a fianco una nuova basilica.

TEOTIHUACAN : il sito più interessante del periodo aztecho , ci accoglie una cittadella fortificata e una immensa piazza dominata dal Tempio de Quetzalcoatl. Seguendo la Avenida de los Muertos si arriva alla Piramide del Sole, alta 65 mt. ed i lati sono a terrazze ed enormi scalinate portano alla sommità.

Più a Nord si raggiunge la Piramide della Luna, vale la pena salire sulla cima, quaranta scalini ripidi, ma la vista supenda sul viale della Muertes ne vale la fatica.

Questi siti sono i principali centri di interesse di questa città. Secondo le mitologie antiche:”” Conservare il mondo è una responsabilità costante degli uomini, per questo bisogna alimentare la vita con la sostanza che più la rappresenta: il sangue.

Mantenere la luce e non l’ombra , questo è il senso profondo della concezione del Mondo degli Aztechi. La vita è nelle mani del Sole e la morte si prodiga dell’oscurità.

Sari Bermudez scriveva che il popolo aztecho aveva una missione: mantenere in vita il sole.

Un poeta del XVI secolo dell’amicizia scriveva:

“” SONO VENUTO, MI ERGO PER COMPORRE CANTI E FARO’ IN MODO CHE FLUISCANO PER VOI, AMICI NOSTRI. SONO L’INVIATO DI DIO , SONO IL POSSESSORE DEI FIORI, IO SONO TEMILOTZIN E SONO VENUTO QUI A CERCARE AMICI”””

Il nostro viaggio sarà imperniato a visitare e scoprire questi antichi popoli fino ai giorni nostri.

Cercheremo, se sarà possibile , trovare ancora quella civiltà che gli spagnoli e gli ordini religiosi al loro seguito,hanno cercato di distruggere ed uccidere nel nome della religione cattolica.

PUEBLA

Partiamo per Puebla de los Angeles,fondata nel 1531, città famosa per la sua architettura coloniale e barocca , in particolare per le sue 60 chiese e per le fabbriche di piastrelle e ceramiche di Talavera. Molti complessi sono adornati da piastrelle colorate.

Da visitare la chiesa di Santo Domingo , di san Francisco, stupenda la facciata coperta di piastrelle.

A Puebla venivano fabbricati i Maggiolini della Wolkswagen, infatti tutti i taxi del Messico sono maggiolini di colore verde e bianco.

Dopo Puebla proseguiamo in pulmino per Oaxaca, un piccolo gioiellino. E’ bella ! Non solo per la sua bellezza esteriore, ma per quell’atmosfera che vi regna , per l’aria pura, per la musica, per le montagne che la circondano, per la Chiesa di Santo Domingo, per la sua luce, per gli indios che la abitano: è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’ Unesco.

E’ la città natale di Benito Juarez, patriota e Presidente del Messico.

Spiccano le sue strade strette ,la Cattedrale e la Chiesa di Santo Domingo in stile barocco messicano, il suo interno è tutto dorato.

Alla sera si va allo Zòcalo, il cuore vivo della città, per ascoltare la musica dal vivo, per vedere il Palacio de Gobierno, tutti cantano e ballano ed assistono all’ammaina bandiera con la banda che suona l’inno nazionale.

E’ una città molto vivace , i vari mercati sono molto colorati , pieni di folclore e chiassosi. Ti offrono “”las chapulinas “” sono grilli e cavallette con birra ,si dice sia una delizia, noi non l’abbiamo assaggiata. La giornata è stata piena di emozioni e andiamo a letto all’Hotel Hostal de la Noria. Un ottimo hotel e ti sembra di vivere nella atmosfera conventuale dato anche dal chiostro. Rimaniamo due notti e nel frattempo visiteremo Mitla e Monte Alban.Ci accompagna Edoardo, una guida colta ed affascinante ed appassionata della storia che ti illustra.

MITLA – Sito archeologico che dista 45 km. da Oaxaca ed è certamente uno dei più importanti con influenze zapoteche e mixteche. La zona archeologica comprende 5 complessi architettonici ed un elevato numero di case e tombe intorno a queste strutture.

Famosi gli ornamenti in pietra con motivi a zig-zag, curiosamente simili a quelli della Grecia antica.

Nel villaggio di Mitla si trova un piccolo mercatino ed il Museo Frissel con reperti di arte zapoteca e ceramiche preispaniche.

A pochi km. da Mitla si visita S.Maria el Tule e dove sorge l’Albero di Tule- si presume che abbia 2000 anni- una altezza di 42 metri ed una circonferenza di 58 metri.

MONTE ALBAN – si trova a 10 km. da Oaxaca. E’ l’antica capitale degli Zapotechi, fondata nel 500 a.c. Costruita a 2100 metri di altitudine su uno sperone circondato da montagne.

Il complesso è come una grande imbarcazione di pietra con l’ edificio dei danzatori, la piramide, al centro un osservatorio con la piante a forma di una freccia e una grande campo per il gioco della pelota. I reperti del sito si trovano al Museo di Oaxaca.

Ripartiamo per il nostro tour verso San Cristobal de las Casas, in una valle a 2100 mt. di altitudine.Il trasferimento lo facciamo in aereo fino a Tuxtla Gutierrez, capitale del Chiapas, è moderna e quindi poco interessante, ma è un passaggio per arrivare al

CANYION DI SUMIDERO.

La più grande attrattiva della località è il Canyon des Rio Grjialva che inizia qui e chiamato anche Canyon de Sumidero.

Esplorato con difficoltà, oggi il canyon è possibile visitarlo con barche. Le sue pareti a strapiombo sono alte circa 1000 metri e costituito da piccoli fiordi ed ospita numerose specie di animali : cormorani, aironi, alligatori, tucano e scimmie. Morfologicamente si tratta di una enorme spaccatura della terra. Molto interessante il giro in barca.

Riprendiamo il nostro giro per arrivare alla sera a :

SAN CRISTOBAL DE LA CASAS

Città simbolo delle lotte degli indios oppressi, nel 1994 in piazza esplose la rivolta zapatista capeggiata dal Subcomandante “” Marcos””.

Gli eredi di Emiliano Zapata, l’eroe che nel 1910 durante la rivoluzione rubava ai ricchi per dare ai poveri, sono sempre in stato di rivolta ed il governo centrale è il loro nemico primo oltre ai latifondisti. Si respira ancora questa atmosfera di rivoluzione, per esempio non è possibile entrare in certe zone del Chiapas – off limits da parte dei zapatisti.

La città è legata al vescovo Bartolomeo de la Casa che difese i suoi abitanti nel 1545 ed è stata fondata verso il 1528. I colonizzatori spagnoli non sono mai stati amati dagli Indios ,perché venivano sfruttati ed erano obbligati a versare pesanti tasse.

Lo Zocalo o Plaza de 31 de Marzo è il centro di questa meravigliosa città ed è un angolo di pace con il Palazzo Municipal e accanto la Catedral de San Cristobal del XVI secolo , dipinta di giallo caldo,marrone e bianco.


Nel XVII secolo vicino alla Catedral viene costruita la Iglesia de San Nicolas de Tolentino, a forma rettangolare e la struttura interna è in legno. Non lontano la Iglesia di S.Domingo con il monastero domenicano ,forse l’edificio più importante della città

con la facciata barocca che incanta chi l’osserva per le sue ricche decorazioni floreali e le figure sacre. Molte sono le chiese a Cristobal ognuna con la propria storia, ma soprattutto interessanti.

L’atmosfera che si vive a Cristobal è effervescente ,è sufficiente girare per le vie oppure andare al mercato municipal per gustare il sapore dei villaggi degli indios, è un vero tripudio di colori, di odori, di profumi e di suoni.

Vicino al Tempio de Caridad ( chiesa della Misericordia ) del 1600 si tiene giornalmente un vivace mercato delle donne chamula che vendono i loro coloratissimi manufatti artigianali.

C’è molto da visitare:

· Museo dela culturas populares de Chiapas

· Museo de Trajes Regionale: collezioni di costumi regionali

· Casa Na Bolom: ospita un piccolo museo sulla vita quotidiana degli Indios e una documentazione fotografica delle origini dei Lacondone nelle foreste del Peten.

· Caffè Museo: cooperativa di piccoli coltivatori di caffè

Nei d ’intorni di San Cristobal abbiamo visitato:

· Zinacantàn – villaggio indios ed è considerato il più tradizional del Chiapas. E’ severamente proibito fotografare. Gli abitanti sono i Tzotzil e indossano caratteristici abiti tradizionali e ricamati con motivi floreali. Molto interessante la funzione religiosa in chiesa con la spoliazione e la vestizione del Cristo morto ed alla quale abbiamo assistito con religiosità.

· San Juan Chamula : una cittadina costruita nel 1528 dagli spagnoli. I chamulani è un popolo molto particolare, un miscuglio religioso tra cristianesimo e politeismo. Cristo è sceso dalla croce per risorgere come il sole.

La loro Chiesa del XVII secolo, un gioiello per la sua vivacità di colori e di rappresentazioni di figure umane, fiori e farfalle, una struttura formata da pareti bianche ed il portone è dipinto con colori vivaci. All’ interno le lunghe file di candele accese che emanano una luce tenue, il profumo dell’incenso che avvolge tutta la chiesa, i fedeli inginocchiati in preghiera davanti alle statue dei santi e non riesci a capire i vari ruoli del Cristo,di San Giovanni Battista, della Vergine Maria,di San Sebastiano,di San Michele, il pavimento ricoperto da aghi di pino, le cantilene dei fedeli creano una atmosfera mistica ed esci molto stravolto e ti chiedi quanto è bello vivere la loro esperienza di fede. Le feste cristiane si mescolano con le divinità maya. Nella piazza antistante la chiesa si svolge il mercato. I costumi sono molto colorati in particolare per le donne ed i bambini che sono bellissimi. E’ proibito fotografare gli edifici ed in particolare la gente, bisogna chiedere un permesso, difficile da ottenerlo.

A San Cristobal abbiamo soggiornato al Ciudad Real Hotel, buono, mentre abbiamo mangiato in localini sfiziosi.

Si riparte in pulmino e attraversando il Chiapas arriviamo alle Cascate turchesi di Agua Azul, siamo nella regione montuosa del Chiapas. Le cascate di Agua Azul sono formate da molti fiumi che scendono dalla Sierra Madre, siamo all’interno di una foresta tropicale e ne abbiamo approfittato per rinfrescarci. Fantastico!

In serata arriviamo a PALENQUE all’Hotel Mission, ai bordi della piscina in compagnia degli Jguana conosciamo un simpatico siciliano che vive a Boston con il quale abbiamo fatto amicizia.

Il sito di Palenque è formato da 500 edifici, ed è il centro Maja più importante e più suggestivo che incanta il turista. L’armonia del sito è data dalla giungla tropicale e da una architettura leggera.

Le rovine rimasero nascoste dalla giungla fino al 1800 ed i lavori continuano ancora oggi, si dice che solo il 10 % è ritornato alla luce. Palenque è datata intorno al 500 d.c. durante il regno di Pakal il Grande.

Visitiamo Palenque di prima mattina, una nebbiolina avvolge le costruzioni ed una leggera pioggia rende il sito più suggestivo, c’è molto da vedere e spero di ricordarmi ; ci addentriamo nella foresta e già si intravedono una serie di templi e altre costruzioni:

· Tempio delle Iscrizioni: una piramide a 8 piani e una scalinata centrale con 69 scalini che sale per 25 metri. La cima è coronata da una cresta di stucco e l’esterno è decorato con pitture che raccontano la storia di Palenque. Al suo interno si visita la tomba del re Pakal.

· Tempio del Sole: in buono stato di conservazione e un bassorilievo rappresenta la volta celeste per l’adorazione del Sole.

· Tempio della Croce: è l’edificio più alto di Palenque e con una vista stupenda. Il tetto a pettine e una decorazione che raffigura Cham Balum, figlio di Pakal, davanti all’albero della vita insieme a pannocchie, simbolo di fertilità.

· El Palacio: una grande struttura e probabilmente adibito ad osservatorio astronomico. Il giorno del solstizio di inverno, 21 dicembre, il sole tramonta direttamente sopra la cripta del tempio funerario di Pakal. E’ dotato di una torre a quattro piani e costituito da varie stanze come un labirinto.

· Il campo de la pelota : il gioco della palla era molto diffuso tra i Maja. Le regole del gioco non sono molto chiare, si sa solo che i vincitori della squadra vincente venivano sacrificati agli dei. Ci siamo addentrati nella foresta dove si trovano ancora molte costruzioni coperte da terra e piante. La giornata è stata piena di emozioni e di arricchimento spirituale e culturale.

Sulle rive del Rio Usumacinta

Col pulmino al mattino presto partiamo per un sito Maja poco frequentato dagli itinerari turistici.

BONAMPAK

L’area archeologica di Bonampak fu scoperta nel 1946 e si trova sulle rive del Rio Lacanja e qui vivevano i Lacandones.

La fama di Bonampak la si deve agli affreschi splendidamente conservati e dovuto ad un rivestimento di calce che si è depositato sui colori nel corso degli anni formando una pellicola di protezione conservando fino ad oggi la bellezza degli affreschi che sono situati all’interno del Tempio de las pinturas.

Bonampak, appunto , significa “”luogo delle pareti dipinte”” Il tempio è costruito su una piccola altura e lo si può raggiungere salendo un’ampia scalinata e dalla sommità si gode uno splendido panorama di una foresta fluviale.

YAXCHILAN.

Il sito archeologico, posto alle foci dell’Usumacinta, è immerso nella giungla di Lacandona e gode di una splendida posizione su un’ansa del fiume e che funge da confine tra il Messico ed il Guatemala e lo si raggiunge con una barca da Frontera Carozal scendendo il fiume per 40 km. in un percorso di meraviglie naturali nel cuore della foresta.

Il sito è risalente intorno al 312 d.c. e dal punto di vista architettonico è famoso per i 100 edifici dalle facciate colorate e gli architravi di pietra su cui sono incise scene di conquista e di cerimonie e che sono distribuiti lungo le foci del fiume: il labirinto,ecc. Non trascuriamo la salita alla Pequena Acropolis da dove si gode una vista delle montagne gualtemateche. Siamo solo noi quattro e la guida ,con le scimmie urlatrici che si fanno sentire e vedere.

Lungo il tragitto di ritorno facciamo una sosta sulla sponda del Guatemala per bere una birra fresca in una specie di bar.

Anche oggi abbiamo fatto il nostro impegnativo giro e ritorniamo a Palenche per dormire.

Dopo un meritato riposo riprendiamo la nostra Jeep , sotto un diluvio e ci dirigiamo a fatica verso l’aeroporto di Villahermosa alla volta di MERIDA ,capitale dello Yucatan. E’ una città vivace e caotica ed è la prima colonia della Spagna sulla penisola. La città fu fondata del 1542 da Fernando de Montejo il quale smontò le piramidi di Tiho per costruirne la Cattedrale di San Idelfonso con le due caratteristiche torri, anno 1556 e al suo interno il Cristo ligneo.

Oggi è una fiorente città ed è facile perdersi per la quantità di strade a reticolo che fanno da ruota attorno al grande e ombroso Zocàlo,Plaza de la Indipendencia con il Palazzo del Governo

e gli enormi murales di Fernado Castro.

Molti musei interessanti quali: Antropologia e Historia, Macay e circa altre sette chiese.

Partiamo per UXMAL a circa 70 km. a sud di Merida e assieme a Tulum e Chichen Itza è uno dei luoghi di maggior interesse storico ed è una città Maya che esprime tutta la sua grandezza per la quantità e qualità delle sue strutture molto ben conservate e di color rosa dato dalla pietra calcarea. Da non perdere:

· Casa de las Monjas : una struttura di quattro edifici con 74 stanze che ricordano le celle di un convento. Un cornicione sulle strutture a basorilievi che rappresentano serpenti con due facce e Chac dio della pioggia è rappresentato da bellissime maschere.

·· Casa delle tartarughe, per le testuggini scolpite sul cornicione.

· Palacio del Governator: il più interessante e la cui facciata è composta da circa 20.000 pietre, le maschere di Chac coronano l’ingresso centrale e l’imponente trono con le due teste di giaguaro indica che l’edificio era il luogo del comando.

· Piramide dell’Indovino: alta 38 metri con scalinate ripide da salire e discendere, per i paurosi o chi soffre di vertigini si può attaccare ad una fune di canapa. Dalla sommità della Piramide si gode un’ampia vista delle rovine per immedesimarsi nel contesto dei Maya. Le porte sono scolpite con zanne di Chac.

Sulla sommità venivano celebrati i rituali sacrificali ed il sacerdote strappava il cuore ancora pulsante e poi faceva rotolare il corpo giù per la scalinata.

Qui si respira un’aria di tranquillità, ogni tanto si incontrano coppie di Iguana che se ne stanno beati al sole. Non c’è la ressa dei turisti e pertanto puoi visitare molto meglio i siti, non sarà così domani a a Chiche Itza. Un breve giudizio: Uxmal sintetizza la purezza e la bellezza dello stile Puuc. In serata ritorniamo a Merida per goderci gli spettacoli nello Zocàlo. Abbiamo soggiornato all’Hotel Casa del Balan. Ottimo!

CHICHEN ITZA

Si parte per l’ultima visita. Dobbiamo arrivare abbastanza presto per poter avere la possibilità di visitare Chichen Itza in giornata. Come previsto, questa città maya , sita tra Merida e Cancun è la meta di turisti che soggiornano nelle località marine. Chichen Itza costituisce una delle più famose testimonianza della cultura precolombiana.

Chichen Itza è stata costruita nel periodo tardo classico, circa 619 d.c., ma ha avuto periodi di fama e periodi di decadenza. I sacerdoti maya erano i signori della città che poi venne sepolta dalla foresta e solo nel 1924 si inizia a scavare per fare sorgere quei magnifici edifici che ora possiamo ammirare, si dice che sia venuta alla luce solo il 20% della città ed è una combinazione tra arte e natura, tra acacie ed orchidee, tra il canto degli uccelli e la vista delle iguane che prendono il sole e si accoppiano.

Da vedere:

· Piramide di Kukulkan o El Castello : alta 25 mt. si erge al centro di Chichen Itza, costruita verso l’800 d.c. è una piramide piena di simbologie: quattro rampe di scale, ciascuna di 91 gradini, portano alla piattaforma superiore, per un totale di 365 gradini corrispondenti al numero di giorni contenuti del calendario solare. ( 91 x 4 + 1). I 52 pannelli rivestiti ed in rilievo su ogni facciata della piramide simboleggiano il calendario dei Maya. Due teste di serpenti accolgono i visitatori ai piedi della scalinata ed alla sommità della piattaforma superiore si gode un panorama su tutta la città e si può accedere, attraverso uno stretto passaggio, ad una stanza dove si trova il giaguaro dipinto di rosso, con gli occhi di giada e zanne di selce.

· Gran Juego de pelota: il più grande campo da gioco ed una delle strutture più antiche del sito anno 864 d.c. Per i maya il gioco della palla era di grande importanza rituale e a Chichen Itza la palla veniva lanciata attraverso gli anelli sporgenti dalla mura del campo inoltre il campo ha una acustica eccezionale: una persona che parla di fronte al tempio può essere ascoltata a 150 metri.

· Cenote Sagrato: si tratta di un grande pozzo sacro dedicato al dio della pioggia Chac di formazione calcare con un perimetro di 56 m. ed una profondità di 50 m.. L’acqua è di colore turchese dato da alghe microscopiche.

· El Caracol * la lumaca* chiamato così per la scala a chiocciola interna che assomiglia al guscio di una lumaca. L ’osservatorio, un edificio dalla pianta circolare, è stato costruito con pietre disposte accuratamente l’una sopra Vi sono bassorilievi che rappresentano il Chac. Dalla cupola i sacerdoti annunciavano alla gente i periodi della semina e della raccolta del granoturco. Sarebbe troppo lungo descrivere tutti gli edifici del sito, vi consiglio o di leggere delle guide oppure visitare il Messico dei Maya e degli Aztechi, ne vale la pena.

Dal passato verso il ritorno, abbiamo percorso i sentieri da Mexico City allo Yucatan, un magico sentiero lungo il quale convivono misteriose meraviglie archeologiche con foreste quasi inaccessibili e paesaggi incantevoli.

Mai si finisce di conoscere il Messico, è vero! Abbiamo scoperto il Messico degli Aztechi, dei Maya , questo è il passato, ma ci siamo innamorati anche del Messico di oggi:

· La natura affascinante

· Gli abitanti di Mexico City, di Puebla, di Oaxaca ,di San Cristobal de las Casas, di Chamula, di Zinacantan , il Chiapas, di Merida

· I bambini del mondo

· Le belle donne

Tutto è stato meraviglioso e con nostalgia prendiamo l’aereo per ritornare a casa. Il tour è durato 17 giorni ed è stato effettuato nel Marzo del 2004. * Documenti: Passaporto valido-Assicurazioni di viaggio e sanitarie. Periodo migliore tra Ottobre e Marzo Cosa Portare: Macchina fotografica,Cinepresa,vestiti comodi, maglione,mantella. Moneta:pesos

Buon viaggio!

Bibliografia:* Yucatan e Chiapas-Lonely Placet * Maya Sperit-Viaggiare liberi*-Peace Reporter Mexico*Messico-Dumont*Key Guide-Touring Club Italiano.

Le fotografie sono state scattate da M. Vannetti – B.Roveran

* Vedi tutte le foto : * VISUALIZZA SLIDE SHOW * in alto a destra. **Se vi piace il mio blog , linkatemi sui Vostri siti o blog. Grazie!** **Il mio sito è disponibile per eventuale pubblicità**

22
Mag

* L’ULTIMA AFRICA:LA VALLE DELL’OMO*



La promessa è un debito! Alla fine del tour della Rotta Storica del 2005 avevo promesso a Feleke, la guida, che sarei ritornato per scoprire la Rift Valley e la Valle dell’Omo con le sue Etnie. Ci siamo sentiti dopo essere ritornato a casa per organizzare questo viaggio.

Il Rift Valley mi interessava, ma in particolare le etnie del sud. Il Rift Valley è quella spaccatura formatasi 50 milioni di anni fa.

E’ lunga oltre 5000 Km. dal Caucaso al Monzambico: Siria ,il Mar Morto,la Valle del Giordano, il Mar Rosso ed entra in Etiopia fino al Lago Turkana per scendere in Kenia e poi raggiungere il Monzambico.

Lungo la Rift Valley scorre il fiume Omo e si incontrano ben sette laghi e lungo il fiume Omo vivono le etnie che dal fiume ricevono la vita ,ma anche la morte, quando le acque straripano. A tratti è lentissimo tra i meandri, altre volte è impetuoso con le improvvise rapide o dopo un giorno di piogge si ingrossa, mentre il giorno prima lo potevi passare a guado.

L’itinerario è un viaggio lungo oltre 1.500 km. e sembra di essere in un altro mondo,un’altra Etiopia, non civilizzata, non cristiana, non musulmana,ma animista e selvaggia, si viaggia su piste e si arriva fino a Omorate , il confine con il Kenia.

Si coltiva il sorgo, gli uomini pescano con le loro piroghe di legno scavate dai tronchi degli alberi ,coltivano la terra, fanno i pastori e i cacciatori; le donne vanno e vengono dal fiume per lavare i panni e prendere l’acqua riempiendo le zucche che portano sulla testa e sono responsabili della famiglia e della società ,il loro portamento è fiero ed elegante. Questa è la vita semplice del villaggio,una vita dura e difficile,le malattie come la malaria o la malattia del sonno sono una costante. I dispensari sanitari non esistono. Dove sono: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la F.A.O., la Croce Rossa?? Sono latitanti e i bambini muoiono. Questa è l’Etiopia di oggi. E’ forse l’ultima Africa?

L’Etiopia del Sud è un museo di popoli con le sue 45 etnie e lingue diverse mentre la convivenza è molto precaria e bellicosa, il kalashnikov ha sostituito le lance.

Le tradizioni, le cerimonie, le feste fanno parte della vita quotidiana di questi popoli: la lotta con i bastoni, le danze, i canti, il salto del toro.

I mercati sono il momento di incontro fra etnie per scambiare le merci con il baratto e per tessere i rapporti fra di loro.

La promessa si sta realizzando: il passa parola è riuscito a coinvolgere altri , interessati ad effettuare il viaggio nella Valle dell’Omo.

Con alcuni amici riusciamo ad organizzare con l’Agenzia Medir di Addis Abeba, dove lavora Feleke , il viaggio per il Novembre del 2006.

Partiamo in sette:Paola,Gabriele Mandelli, Alfio, Flora, Benito, Lilia, Gabriele,l’architetto.

Arriviamo ad Addis Abeba, dal significato “” nuovo fiore “” con qualche ora di ritardo, ma poco importa, incontro Feleke , sono molto felice e che presento ai miei compagni di avventura. Visitiamo con calma il Museo Nazionale che custodisce i resti di Lucy, la nostra madre.

Saliamo a 2800 metri per ammirare la capitale e lungo la strada incontriamo una marea di gente che cammina lungo la strada, donne con carichi di legna sulla schiena.

Addis Abeba è l’incrocio che porta a diverse realtà: a nord/est troviamo la monumentalità delle chiese,dei castelli,delle stele.

A est il deserto della Dancalia.

A sud le etnie del Fiume Omo ,dei laghi e dei parchi.

Finalmente si parte, ci organizziamo su tre fuori strada con cuoco al seguito e le tende per i campeggi.

Spero di raccontarvi giorno dopo giorno quello che vedo e sento attraverso gli incontri con la gente e le immagini che vedrete scattate da me e in particolare da Gabriele.

Si parte per il Lago Ziway, lungo la strada ci fermiamo a Melka Kunture per la visita del sito archeologico scoperto negli anni 60’, famoso per la collezione di utensili di pietra e diretto da un archeologo italiano.

Dopo una ventina di kilometri si trova il paese di Adadi con la visita della Chiesa Copta di Adadi Maryam scolpita nella roccia in un unico monolito.

Ci fermiamo a Tiya per vedere il sito dove si trovano delle stele in pietra scolpite con simboli enigmatici in particolare spade e di cui non si conoscono gli autori.

All’uscita del sito siamo circondati da molti bambini ai quali regaliamo del materiale scolastico che abbiamo portato dall’Italia.

Verso sera si arriva al Lago Ziway , in tempo per vedere gli uccelli,i pellicani bianchi,le cicogne dal becco giallo,il martin pescatore,l’aquila bianca. Tentiamo di uscire con una barca per vedere gli ippopotami, ma il lago si infuria e il cielo diventa nero. Il lago ha una superficie di 400 kmq. ed è il più grande dell’alta Rift Valley.

Alloggiamo all’Hotel Hosana,buono!

La seconda tappa ci porta da Ziway ad Awasa.

Visitiamo il Parco Nazionale del Lago di Abiata-Shala i laghi gemelli. E’ un parco con molti villaggi ed animali al pascolo e all’entrata ci salutano degli struzzi molto grandi. La savana con alberi di acacia ad ombrello è spettacolare.

Il lago di Abiata ha una grande colonia di fenicotteri rosa e pellicani bianchi , mentre il lago Shala è il più profondo della Rift Valley, è separato dall’Abiata da una striscia di terra montagnosa lunga di 3 km.

Lungo il tragitto ci fermiamo a Shashemene una città frenetica: bar con musica a pieno volume,bordelli , ma attenti ai borseggiatori, ti denudano senza accorgerti.

E’ la capitale della comunità E.W.J.F. la Jamaica , i Rastafariani una setta che aspetta la restaurazione della monarchia etiope di Hailè Selassiè .

Facciamo una deviazione per il centro termale di Wondo Genet, posto in una foresta pluviale e le cui sorgenti di acqua calda danno un senso di riposo. Lungo la strada incontriamo una marea di gente con seguito di animali,sembra di entrare nella nebbia, ma è solo la polvere che alzano.

Ci fermiamo ad Awasa per dormire per ripartire l’indomani per Yabello circa 250 km.di strada sterrata.E’ la città di confine tra l’Etiopia e la Valle dell’Omo.

Prima di partire andiamo al mercato del pesce sul Lago Awasa per assistere al rientro dei pescatori con il pesce e la loro lavorazione che viene fatta sulla terra.I bambini raccolgono gli occhi dei pesci, che tirano ai pellicani per attirarli a riva.Il mercato è sempre un momento di coinvolgimento delle varie genti.

Si parte per Yabello, lungo la strada sempre una fiumana di gente che cammina ,il paesaggio ti attanaglia per la sua varietà : i pinnacoli dei termitai, le acacie. Ci fermiamo per una visita ad un’azienda produttrice di caffè, dove gli operai sono intenti alla cernita dei chicchi messi sui graticci ad asciugare.

Vediamo la lavorazione del Falso Banano “ Ensete”, assomiglia a una pianta di banane ( alimento a lunga conservazione.)

Il procedimento per rendere l’ensete pronto da cucinare è piuttosto laborioso. Una volta tagliata la pianta, deve essere spuntata e raschiata per eliminare tutta la fibra in eccesso, poi la si taglia a pezzi e la si batte fino a ridurla in una poltiglia bianca che poi viene messa in una buca scavata nella terra e lasciata a fermentare per un mese.

L’ensete è il cibo che in caso di carestia può risolvere il problema della fame.

Arriviamo a Yabelo abbastanza stanchi ma ancora in grado di visitare il mercato dove si incontra la gente del posto.

Dopo una buona dormita il viaggio continua verso Moyale sempre su strada bianca, un paesaggio verde,savana, animali al pascolo ed entriamo nella terra dei Borana.

Popolazione dedita alla pastorizia, guerriera e razziatrice di bestiame. La terra è rossa e stiamo entrando in un’Africa selvaggia, non si parla l’amarico, ma solo un miscuglio di lingue. L’animismo è la religione che regola la vita quotidiana. Visitiamo il lago El Sol ,la casa del sale, è posto a 350 mt. dal ciglio. All’interno del cono vulcanico si trova un grande occhio nero e le acque del lago sono nere come il catrame. Gli addetti si immergono nelle acque per estrarre il sale con lunghi pali,sono uomini sfigurati, è un lavoro immane. Il sale scavato viene messo in sacchetti di juta e portato sul ciglio del cratere da piccole carovane di muli.

Siamo sempre attorniati dalla gente molto socievole che vuole venderci i lavori del loro artigianato.

Nel territorio dei Borana si trovano i pozzi cantanti , che possono raggiungere i 30 mt.di profondità e servono per abbeverare gli animali.

Gli uomini prelevano l’acqua dal fondo con dei secchi e se li passano di mano in mano per portare l’acqua all’abbeveratoio. Il lavoro è molto faticoso e spesso cantano una melodia bellissima per darsi coraggio.

Attorno a noi sempre gente simpatica e vogliosa di scambiare anche con i gesti qualcosa che si ha dentro.

Riprendiamo la strada sterrata per arrivare a Konso e lungo il tragitto il paesaggio è favoloso, i Dik Dik attraversano la pista, le grù coronate, i babbuini, gli sciacalli dorati ci fanno compagnia lungo la pista.

Arriviamo a Konso quando è quasi buio ed alloggiamo all’ Hotel Edget.

Da questo momento entriamo nel territorio delle etnie del Fiume Omo e vivremo la vita quotidiana con questa gente. Il paesaggio è un mondo diverso e lontanissimo dal resto del paese. Si viaggia su piste sconnesse in quanto le strade non esistono. Qui è ancora possibile trovare la vera Africa, ma non so per quanto, il turismo è ancora a livello di avventura, per fortuna, è in programma la costruzione di strade asfaltate e di piccoli aeroporti.

Già dai primi contatti ho capito che gli abitanti sono un po’ smaliziati e la causa è da attribuire ai vari servizi giornalisti-fotografici fatti dalle grandi testate giornalistiche e televisive, inquinando il paese in maniera mercenaria, trattando ancora una volta gli abitanti come fossero merce.

E’ una denuncia che faccio in modo esplicito.

La gente ti chiede subito due – tre birr per farsi fotografare ed è l’obolo per poter entrare nella loro comunità e questo può andare bene, ma purtroppo l’obolo va solo ai più intraprendenti , mentre la maggioranza viene esclusa. Ormai commercializzano la loro immagine e con i soldi si comperano i kalashnicov.Purtroppo con c’è il vero contatto umano con la gente : una foto 1 o 2 birr , è sconsolante. Il contatto migliore sono i vari mercati dove esiste ancora il baratto tra loro, ma anche con i turisti.

Siamo ospiti della etnia dei Konso che è dedita all’ agricoltura. I terrazzamenti di pietra hanno permesso ai Konso di avere una fertile produzione di mais e sorgo.

Per entrare nei loro villaggi e nelle case si è costretti ad avanzare a quattro gambe, è un modo per difendersi dagli intrusi.

I Konso hanno un loro Re che si chiama Kalla Wdanit e amministra ben 15 villaggi. Abbiamo avuto la possibilità di incontrarlo e parlargli, ha un sito internet per poter essere in contatto con i suoi concittadini sparsi nel mondo. L’accoglienza è stata entusiasmante e la potete constatare dalle foto. Lasciamo al Re, d’accordo con gli abitanti una offerta che verrà distribuita fra i capi famiglia.

Riprendiamo il nostro viaggio su sterrati terribili in direzione di Ksemai ed incontriamo l’ etnia degli Tsamai.

Una piccola comunità dove le donne sposate portano ampi collari decorati con cipree, mentre le ragazze nubili inseriscono un disco di metallo fra i capelli, per segnalare che sono da sposare. Donne belle e sensuali. Vestono con una gonna aperta davanti per far vedere le gambe, mentre dietro la gonna tocca fino a terra e termina con una punta di metallo,tanto da lasciare una traccia quando camminano,così gli uomini controllano dove vanno le loro donne, chiamate anche le donne con la coda.

Qualche contrattempo lo abbiamo avuto incontrando l’etnia degli Erbora che ci assale in maniera abbastanza veemente pretendendo un obolo molto consistente per entrare nel villaggio. Abbiamo rinunciato proprio per i principi denunciati prima.

Entriamo nella regione degli Hamer e ci fermiamo in un campeggio posto sulla riva di un fiume.

Gli Hamer vivono in piccoli villaggi pur essendo una etnia molto numerosa e dedita all’agricoltura e all’allevamento. Le donne sono bellissime con il caschetto di trecce impastato di grasso e terra colorata. Il corpo è ornato di monili di ferro al collo,al braccio e alle caviglie:ogni oggetto ha un suo significato. Il corpo è scarnificato e molte cicatrici adornano l’addome,la schiena e le braccia.

Il mattino, al risveglio, siamo circondati da donne e ragazzi vogliosi di curiosare nelle nostre tende.

Sono felice per questi incontri spontanei, ci spieghiamo a gesti e riusciamo anche a capirci.

Partiamo per Kelem o Omorate sulla riva del fiume Omo. Ci troviamo a pochi km. dal confine con il Kenia ed il Sudan, è la località più a sud dell’Etiopia. Lungo il viaggio vediamo i Dik Dik, grù coronate. Vicino al villaggio vi è un deposito di vecchie ruspe, residuato di un accordo tra il dittatore Menghistu e la Corea del Nord, anche se pare che questi macchinari non siamo mai stati usati.

Attraversiamo il fiume Omo su canoe ricavate da tronchi d’albero.Non bisogna avere fifa , il fiume è calmo e durante la traversata siamo scortati da ragazzi a nuoto che scrutano se nelle vicinanze ci sono i coccodrilli.

La visita al villaggio Dasanech è molto interessante, siamo accolti festosamente, e noi siamo molto felici per questo incontro.

Fa molto caldo ed il viaggio per ritornare a Turni è molto faticoso, sempre su piste massacranti e la nostra schiena ne sa qualcosa, ma per fortuna le nostre macchine non hanno problemi e i nostri autisti sono in gamba.

Ci fermiamo a Turmi per andare al mercato per vedere da vicino gli Hamer che sono ospitali e familiarizzano con noi. Il mercato è molto variopinto ed animato e si sviluppa nella polverosa piazza in mezzo alla quale fa ombra una grande acacia : vendono cereali, pelli di animali, recipienti di zucca, acconciature per abbellire il corpo. Rimaniamo due o tre ore e il tempo passa senza accorgersi.

E’ una moltitudine di gente che viene da tutti i villaggi vicini e possiamo ammirare il loro abbigliamento e dando molta importanza alla loro persona.

Ritorniamo al campeggio ed assistiamo all’improvvisa piena del fiume che in poco tempo ,da secco diventa impetuoso. Il nostro campo fortunatamente non viene invaso dal fiume e comunque ci sono i ragazzi che fanno la guardia. Siamo vicini ad un villaggio degli Hamer che ci danno il benvenuto con una loro danza tipica coinvolgendoci nella danza.

Ritorniamo al campo dove il nostro cuoco ci ha preparato, come sempre, un’ottima cena.

Il mattino seguente smontiamo il campo e dopo i saluti ai nostri amici partiamo alla volta del Parco Nazionale del Mago- 140 km. su pista accidentata e sabbiosa per incontrare l’etnia Karo. E’ un continuo sali e scendi ,siamo in piena savana con difficoltà per l’intricato labirinto di piste appena segnate, ma i nostri autisti e Feleke se la cavano egregiamente.

Durante il tragitto ci fermiamo per fotografare le acacie , la savana e qualche sparuta gazzella. Raggiungiamo il villaggio Duss dopo tre ore di macchina. Ci accoglie un guerriero dotato di kalasnikov e una moltitudine di donne e bambini .Gli uomini sono al pascolo con il bestiame.

I Karo sono una piccola etnia, ma sono particolari in quanto si dipingono il corpo utilizzando sostanze vegetali e polveri, formando delle vere opere d’arte.

Ma la particolarità è che questi disegni sul corpo possono cambiare come noi ci cambiamo i vestiti.

L’abbigliamento della donna è una semplice pelle di capra allacciata alla vita e ricoperta da bossoli di cartucce,perline colorale in plastica e quant’altro, mentre le acconciature sono molto elaborate: fango,burro, polvere rossa e così si forma un caschetto di riccioli ben impastati.

Le donne inoltre hanno un chiodo labiale e il loro corpo è ricoperto da vistose cicatrici.

Ci siamo trovati bene con questa etnia e infatti abbiamo dato qualcosa in denaro al capo villaggio che poi distribuirà ai capi famiglia.

Il nostro è un pellegrinare quotidiano,ogni etnia è un santuario, siamo entusiasti di questi incontri, ma siamo a metà del nostro cammino di cultura e conoscenza di queste popolazioni meravigliose.

Ripartiamo per il Parco Mago, ma dopo un’ora di macchina, siamo costretti per impraticabilità della pista a causa della pioggia del giorno prima a ritornare a Turmi e deviamo verso nord per Jimka passando per Dimena dove Marco Trovato si incontra con un responsabile della locale missione cattolica. Marco si è aggregato a noi nel corso del viaggio,ed è giornalista della rivista Africa dei Padri Bianchi di Treviglio e sta facendo dei servizi per la sua rivista.

Lungo le piste incontriamo molte persone che camminano tra qui l’etnia Ari una popolazione dedita all’allevamento del bestiame ed alla produzione del miele e che utilizzano come baratto. Le donne indossano delle gonne ricavate dalla pianta di ensete. Dopo 10 ore di viaggio nei pressi di Key Afer ci sistemiamo al Roki Camping e il nostro cuoco ci prepara una squisita cena,spaghetti al pomodoro con formaggio parmigiano e poi in tenda.

Da Key Afer ,la strada prosegue fino a Jinka, per poi entrare nel Parco Nazionale del Mago e nel territorio dei Mursi.

Il Parco è stato creato per proteggere ed ospitare alcune specie di animali esotici:leoni,bussali,giraffe, zebre.

La strada è molto panoramica e impegnativa, da quota 1450 si scende a 450 mt. nella piana del fiume Omo. Strada sterrata con forti pendenze, non transitabile con le piogge,terreno argilloso, ma panorama incredibilmente bello e tutto verde. I nostri autisti sono ancora impareggiabili ed esperti di queste piste.

Il villaggio che abbiamo visitato era piccolo perché quello in programma non era visitabile per motivi sanitari.

Per la visita dei villaggi Mursi è obbligatorio avere la scorta di una guardia armata governativa in quanto sono molto aggressivi e dediti al latrocinio.

Sono assolutamente da vedere. Molti documentari sono stati girati in questa zona dei Mursi e purtroppo è stato inquinato il modo di vivere di queste persone.

Le loro capanne sono realizzate da paglia e frasche su solide strutture in legno in cui vive l’intera famiglia.

Chi sono i Mursi ? E’ l’etnia più famosa dell’Omo per il particolare del piattino labiale delle donne.

La deformazione delle labbra impressiona in particolare per la tortura che queste donne subiscono in quanto viene inserito un piattino in terracotta sempre più grande per procurare gradualmente lo stiramento della mucosa labiale.

Perché questa tradizione? Ci sono varie interpretazioni : per alcuni l’uso è l’esigenza si sottrarre le donne alla schiavitù, per altri per desiderabilità della donna e quindi il suo costo: una donna può costare trenta capi di bestiame a secondo della grandezza del piattino.

I Mursi si dedicano alla agricoltura in particolare lungo l’Omo, ma anche di pastorizia.

Lungo il tragitto di ritorno ci fermiamo per una colazione a sacco in mezzo ai babbuini. A Jinka , in giro per il villaggio incontriamo molti ragazzi che ritornavano dalla scuola, molto interessante questa realtà.

Al centro della cittadina si trova una pista erbosa di atterraggio che funge anche da campo di calcio e pascolo per le pecore.

C’è un salone di bellezza dove le nostre donne sono andate a farsi la piega ai capelli!!!

Il mattino ripartiamo in direzione di Arba Minch, via Key Afar ,nel territorio dei Banna , etnia guerriera. Anche i Banna decorano il corpo con argilla e sembrano vestiti. Ci fermiamo a Key Afatr per visitare una scuola e per lasciare materiale scolastico che abbiamo portato dall’Italia.

L’incontro è stato molto interessante ed hanno apprezzato il nostro dono. Successivamente entriamo nel mercato tradizionale che è il più importante della zona ed è molto pittoresco, molta gente delle varie etnie vengono qui per vendere e comperare.

La regione è montuosa con continui sali e scendi su strade bianche e sosta a Weyto abitata dai Tsemay , in parte agricoltori, in parte pastori.

Ripassiamo per Konso dove visitiamo il mercato molto affollato da gente abituata d derubare per cui ce ne andiamo in fretta per non avere guai.

Ora risaliamo verso il Nord per Arba Minch lungo una strada in costruzione e su pista. Il paesaggio è molto vario : vallata rigogliosa e verde, coltivata a banane,mais e cotone, donne che lavano la biancheria nel letto del fiume, una infinità di persone e mandrie di bestiame, bovini che camminano sulla strada per rientrare nei villaggi per la sera ed è un continuo saluto con le mani, qualche volta ci fermiamo e veniamo accolti con gioia.

Arriviamo ad Arba Minch che significa: “ quaranta sorgenti “ alla sera abbastanza provati per il lungo viaggio. Finalmente allo Swaynes Lodge ,posto in collina e dominante i due laghi : Abayo e Chamo- si può ammirare uno dei più affascinati panorami dell’Etiopia - una doccia ed un letto confortevole- Feleke ci fa una sorpresa portandoci a cena a base di pesce in un delizioso ristorante .

Marco e il cuoco ci salutano per ritornare ad Addis Abeba.

La mattina visitiamo il Parco Nechisar, posto fra il lago Abaya e Chamo. I due laghi sono circondati da pianure di savana e la collina che separa i due laghi è chiamata: ”Ponte di Dio” perché si domina un meraviglioso panorama.

Con i fuori strada facciamo una cinquantina di km. per vedere gli animali : dik-dik, gazzelle di Grant, alcefali, zebre, kudu, facoceri ma non siamo riusciti a vedere i leoni abissini è difficilissimo da avvistare.

Il parco è abitato dai Koro e dai Guji, La visita dura circa quattro ore e nel pomeriggio si prende una barca per una escursione sul Lago Chamo per vedere i più grandi coccodrilli d’Africa, lunghi fino a 6 mt., gli ippopotami, i pellicani bianchi e l’aquila pescatrice.

Siamo giunti al 12° giorno della nostra avventura e fin d’ora è andato tutto bene, siamo molto affiatati tra noi, Feleke e gli autisti e proseguiamo il nostro viaggio.

Partiamo per visitare alcuni villaggi dei Dorze, Si raggiunge Chencha ad oltre 2.800 mt.di quota e famosa per i tessuti, forse i migliori dell’Etiopia.

Visitiamo le capanne ad alveare dei Dorze che sono grandi e alte fino a 15 mt. con una sporgenza nella parete esterna paragonabile al naso di un elefante e va a formare una specie di ingresso dove vengono ricevuti gli ospiti.

Lasciamo con nostalgia la vasta zona dell’Omo per risalire al Nord passando da Sodo per un breve pranzo e , su strada asfaltata, procedendo a zag-zag per evitare le numerose buche, ci fermiamo a Boditi per vedere il mercato.

Il panorama è agricolo con zone a coltivazione di mais, patate e sorgo.

La gente cammina lungo la strada e fa da cornice al nostro passaggio, si viaggia in direzione di Shashemene, Awasa e Wendo nella cui periferia troviamo la struttura che ci ospiterà per la notte.

Non si arrivava mai, abbiamo fatto 80 km.in più per dormire, ma ne è valsa la pena in quanto è il miglior “” albergo”” del viaggio, in mezzo alla foresta con tutti i confort e molti animali da vedere: scimmie cappuccine, tucani, rapaci.

Dopo 15 giorni di viaggio ci meritavamo un minimo di confort.

Il nostro itinerario non è ancora completato e considerato che l’Etiopia è molto interessante abbiamo ritenuto opportuno inserire una visita di tre giorni nell’Etiopia Sud-orientale e precisamente al Parco Nazionale dei Monti Bale, che si estende per oltre 2400 mq e l’altipiano sale fino a 4377 mt.

E’ un paesaggio inaspettato e sempre più bello, verde e quasi tutto coltivato ad orzo, le capanne circolari sono sparse fra le colline e avvolte nella nebbiolina di montagna. Gente ovunque nei campi per la raccolta dell’orzo che è fatta a mano.